TRA LE BRACCIA DELLA NOTTE EBOOK

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La madre di Elena che prima fa il tifo per l'amore, poi la spinge tra le braccia di Alan dicendo che deve imparare ad amarlo. Il punto di vista di Thomas a volta mi . Il signore della notte: un romanzo rosa storico (dalle stalle alle stelle Vol. fare il colpo della Stagione, Dahlia si ritrova tra le braccia del bell'investigatore che. Sfumature della Notte (Italian Edition) eBook: Damiano Darko: bartlocawinlo.ml: site-Shop. Tra le tue braccia (Senza sfumature) (Italian Edition). Ester Ashton.


Tra Le Braccia Della Notte Ebook

Author:TAMARA HOYSOCK
Language:English, French, Portuguese
Country:Senegal
Genre:Religion
Pages:783
Published (Last):19.04.2016
ISBN:825-3-40761-800-4
ePub File Size:17.56 MB
PDF File Size:19.38 MB
Distribution:Free* [*Registration needed]
Downloads:41980
Uploaded by: ROXANNA

Tuttavia una notte di fuoco passata tra le braccia della sua assistente gli sembra un ottimo modo per dire addio alla propria vita da single, anche perché la. La vendetta del greco | Il regalo di una notte | L'essenza del desiderio sogno tra le sue braccia (Italian Edition) eBook: Cathy Williams, Lynne Graham, Kate. Il famoso playboy Loukas Kyprianos non riesce a scordare la notte di fuoco trascorsa tra le braccia della dolce Emily Seymour. Quando però arriva a Londra .

Silver PDF Sibylle, giovane e bella cameriera dall'animo dolce e vulnerabile, in una fredda notte di novembre viene aggredita da uno sconosciuto. Il tempo dei libri: agosto ; 28 ago Tra lo studio e i turni al pub di Jax James, proprio non ha tempo per Inoltre, sebbene sia il braccio destro dell'arcangelo di New York, Anche io mangio all'una - o alle due, alle tre, insomma di notte - ma chiamarla 'colazione' mi sembra esagerato.

Raccolta Fantasy ; 19 apr Attualmente la Adornetto si divide tra Mississippi, Usa, e Melbourne, Pubblicati una volta al mese in ebook, i racconti seguono le avventure di Simon Lewis, Classifica eBook.

Mondo Libri. Scopri tutti i libri, leggi le informazioni sull'autore e molto altro. Risultati di ricerca per questo autore. Nalini Singh Autore , A. Ricci Traduttore 4. Copertina flessibile. EUR 9,00 Prime. Libro Tra le braccia della notte di N. Quando infilo il polpastrello nel mio ombelico, divento il ditale da sarto di me stesso. Il mio corpo la ripara dalla punta degli aghi e dalla lama delle forbici. Le mie ascelle cercano di rendersi utili come possono. Per una settimana tengo una pallina da tennis nelle mie ascelle, la impregno per bene del mio sudore.

Lancio la spugnosa bomba a mano dentro la finestra aperta al secondo piano. Le mie ascelle preparano un giaciglio caldo, lo foderano di paglia confortevole. In autunno, quando gli stormi infreddoliti si apprestano ad andarsene, esco di casa in canottiera. Anche oggi ho la febbre alta! Le mie ascelle hanno una frangetta sbarazzina di capelli crespi.

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I vegetali non possono contare sulla fotosintesi, hanno imparato a crescere al buio; si nutrono di sali minerali e rugiada caldastra. Ospitano popolazioni di lemuri dal fiato selvatico. Legioni di scienziati si strizzano il cervello, si spremono le meningi per secernere un antidoto al fetido succo delle mie ascelle. Le mie ascelle sono il contrario delle piantagioni di girasole, che si abbronzano dritti in piedi con la faccia ben esposta ai raggi.

Le liane si tuffano a capofitto, si affidano alla forza del proprio peso, sperano di estirpare le loro stesse radici piantate sul soffitto.

Se mi gratto le ascelle con la punta delle dita, sento soltanto una pressione che mi struscia la pelle. Se qualcun altro mi gratta le ascelle con la punta delle sue dita, non riesco a trattenere le risate. Ginocchia Le mie ginocchia sono permalose. Quando ricevono una martellata dal medico, si lasciano prendere dal nervosismo: restituiscono il colpo, scalciano senza stare tanto a pensarci su. Sono impulsive, rispondono alle provocazioni.

Le mie rotule sono due scudi. Le tocco sotto la pelle: con i polpastrelli leggo il bassorilievo delle mie gesta scolpite a sbalzo sulle mie ginocchia. Ci sono ammaccature infantili; avvallamenti scavati dagli inginocchiatoi delle chiese; tacche di tutti gli affondi alle palle inferti sul posto di lavoro.

Le mie ginocchia sono snodabili; ma fino a un certo punto. Quando uscivano a fare una passeggiata, gli esseri umani si issavano in alto, e al ritorno a casa scendevano dalle gambe.

Fin da bambino, quando mi accovaccio sento scrocchiare le ginocchia. La flessione grammaticale del mio corpo non ha ancora piegato del tutto la loro resistenza.

Le mie ginocchia preferiscono il nominativo verticale. Quando raccolgo le mie ginocchia, a letto, divento la versione adulta del mio feto.

Quando distendo le mie ginocchia, a letto, divento la versione giovane del mio cadavere. Se sentirete bussare da dentro la bara, non spaventatevi, amici. Palpebre Le mie palpebre sono due ghigliottine che tagliano la testa alla luce. Le mie palpebre sono due bocche che strappano le immagini a morsi. Durante la notte, nel lato interno delle mie palpebre viene proiettato un film sperimentale, ancora in fase di montaggio.

Quando guardo il sole attraverso le mie palpebre, vedo il colore del mio sangue mescolarsi alla luce del mondo. Contemplo la tinta delle mie budelle salita su dal profondo.

Se strizzo le mie palpebre, il colore del sangue diventa scuro, si annerisce. Se distendo le mie palpebre, il colore del sangue si fa rosso chiaro, quasi arancio.

Rimango per qualche ora con la faccia chiusa rivolta al sole. A poco a poco, tutto il sangue del mio corpo passa attraverso le palpebre, per farsi irraggiare dalla luce e trapassare dal mio sguardo. Le mie palpebre hanno invidia del mondo. E tuttavia i miei occhi se ne infischiano, preferiscono di gran lunga restare bene aperti a fissare questo insulso mozzicone di matita. Guardo il sole; poi chiudo gli occhi. La sua sagoma nera, profonda come un chiodo, rimane conficcata nella parte interna delle mie palpebre.

Guardo una finestra aperta nella mia stanza; poi chiudo gli occhi: la silhouette di luce della finestra rimane fotografata sul lato interno delle mie palpebre.

Quando voglio riflettere su una cosa, la fisso a lungo con gli occhi chiusi. Le mie palpebre si chiudono e si riaprono fulmineamente. Le mie palpebre sono due persuasori occulti, insinuano nello sguardo il messaggio subliminale del nulla. Ogni secondo, il mondo scorre in ventiquattro fotogrammi davanti a me.

Le mie palpebre aggiungono alla pellicola il venticinquesimo fotogramma della morte. Capezzoli Sono un maschio, eppure ho i capezzoli. I miei capezzoli sono due fossili. I miei capezzoli sono due profezie. Stanno sbocciando lentamente sul petto, si stanno dilatando. I miei capezzoli sono la prova che gli uomini non si fidano delle donne. Gli uomini sanno che il genere umano si sta arrabattando in una precaria convivenza fra la specie dei maschi e la specie delle femmine. Partoriremo con dolore dal sesso, lo utilizzeremo come ovopositore di embrioni.

Secerneremo cibo, saremo nutrienti. I capezzoli maschili non dispenseranno latte opaco. I miei capezzoli sono due dischi volanti parcheggiati sul petto.

I miei capezzoli sono due sombreri che fanno la siesta. I miei capezzoli sono due belle addormentate che non si svegliano con un bacio. La mia parte femminile dorme in loro, non si rianima nemmeno quando viene brucata. Una lingua di donna che passa e ripassa, un paio di labbra femminili che li mordono morbidamente, provocano nei miei capezzoli un sogno. Sotto le piccole palpebre, i minuscoli globi oculari dei miei capezzoli si agitano, sono visitati da visioni tempestose: esseri polisessuali precipitano nella voragine di un parafulmine, organismi neutri sorvolano gli oceani.

Sono fuggito dal gregge. Il mio padrone mi ha ritrovato.

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Deluso dal mio abbandono, mi ha lasciato andare dove volevo. Ma prima ha voluto marchiarmi di nuovo. I soldi ebbero origine da un tentativo di imitazione dei capezzoli.

I miei capezzoli sono due monete incastonate nella pelle.

Il corpo umano trae origine da un tentativo di imitazione dei soldi. Denti Addento, rodo, mastico, fino a spolpare per bene i miei denti. Ogni dente contiene se stesso e la nostalgia del suo doppio, il gemello omozigote separato dalla nascita. Dalle pareti della caverna trasuda una saliva calcarea. Le sillabe vanno a infrangersi sui miei denti. Le consonanti si spezzano: escono dalla bocca nuove di zecca, lisce, risplendenti sulla superficie del taglio.

Mangiare, lavarsi. Masticare, spazzolarsi. Fare finta di niente. Ripulirsi la coscienza. Mostrarsi sempre candidi e innocenti. Sorridere affabilmente, digrignando. Solo i miei denti, che pure fra poco avranno tanta parte in causa, restano indifferenti alla prospettiva di mettersi a tavola. Mangiare o non mangiare: cosa cambia per loro? Non ingrasseranno; non dimagriranno.

Eppure, una volta cominciato il pasto, si trasformano in commensali voracissimi. I miei denti sono sordomuti che smontano la radiolina alla ricerca della voce, la fracassano spazientiti. I miei denti sono stati covati a lungo dalle gengive. Eh, i denti di una volta! Per garantire la salute dei miei denti dovrei smettere non solo di mangiare, di lavarli, di essere sollecito verso di loro, ma semplicemente di essere. Il quadrante segna tutti gli istanti e nessuno.

Sulla mia pelle non ne rimane traccia. Testicoli I miei testicoli sono due globi oculari di riserva. Mica come quei due maniaci sessuali degli occhi.

I miei occhi chiusi nel sacco scrotale fabbricano spermatozoi astrofisici. Colpiti da una pallonata; contusi da una ginocchiata; schiacciati da uno schiaccianoci; i miei testicoli mi fanno svenire dal dolore. I miei testicoli dettano legge, influenzano il mio comportamento, decidono le mie inclinazioni sessuali, mi tengono per le palle. I miei testicoli sono i mandanti del loro cazzuto compare. Lo dopano per assistere alle sue mattane.

Mentre lui continua ad andare avanti e indietro senza rendersi conto che sta sfondando una porta aperta, loro due danno capocciate sugli stipiti, dalle risate. Quando saltello in coro, insieme a un centinaio di maschi nudi, tenendoci a braccetto suoniamo senza mani un festoso scampanio di nacchere, maracas, glockenspiel, marimbas, campane tubolari, xilofoni, carillon.

I miei testicoli sono due crisalidi. Contengono una zuppa proteica dove si stanno cagliando filamenti smidollati, frustuli frolli, accenni di nervature. Nei miei testicoli stanno accartocciati strani tessuti: bandiere, grumi di vele o forse ammassi di lenzuola, tovaglie, stendardi, chi lo sa; non ho ancora capito a cosa servono, aspetto che si dispieghino al vento.

I miei testicoli non sono quella greve fucina di maschilismo e attributi triviali che tutti imputano loro. I miei testicoli sono capaci di delicati slanci poetici.

Dalle crisalidi dei miei testicoli decolleranno due farfalle rosee, con le ali carnose, dalle venature rosso sangue. Dai miei testicoli usciranno due falene dalle ali brune; due fiocchi polverosi, sgraziati, dal frullo molesto.

Le fanciulle le scacceranno dalle loro camere: impugneranno una pantofola dalla consistenza spugnosa; tenteranno di schiacchiarle al muro con il morbido tacco. Incrostate di ghiaccio, precipiteranno a terra stecchite. In una vita coniano miliardi di volte la parola io.

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Nervi I miei nervi sono i fulmini del mio corpo. I miei nervi scaricano a terra la scossa delle emozioni. Penso in un colpo solo a tutta la superficie del mio corpo: il mio pensiero si divide in mille rivoli; ogni mio nervetto si incarica di pensarmi nei dettagli, punto per punto, follicolo per follicolo.

A volte il capostazione sbaglia la deviazione di uno scambio: un pensiero diretto al dito indice fa tremolare un muscolo della schiena, lo scuote sferragliando fino ad arenarsi in un binario morto. Nel mio corpo si sfogano tempeste elettriche, lampi frizzano nel cielo. Quando si innesca un pensiero dentro i cervelli galleggianti nel cielo, la perturbazione mentale se ne disfa scaricandolo al suolo.

Non riesco a contenerla, a pensarla; mi squarcia, mi carbonizza. I miei nervi sono i fili che tirano il burattino. I miei nervi sono i sentieri tracciati nel mio corpo per i miei pensieri. A furia di figurarsi sempre le stesse cose, percorrere sempre le stesse vie, i miei pensieri si sono fatti strada fra le membra; hanno disboscato intrichi cigliati, guadato paludi, scavato tunnel.

Ma ecco che un ramo scarta di lato, imprevedibilmente: stavo pensando a un piede, e invece un tremito inatteso sconvolge il polpaccio. Avanzo di un passo, un avambraccio si piega da solo, carica il gesto, scatta, la mano si apre incontrollabilmente, prendo il mondo a schiaffoni!

Penso di scuotere la testa: la scuoto. Penso di sfarfallare le dita della mano: faccio marameo. Penso di accelerare i battiti del mio cuore: non ci riesco. Penso di provare di punto in bianco un orgasmo: non ci riesco.

Penso di digerire le melanzane alla parmigiana: non ci riesco. Una parte del mio corpo non mi obbedisce, fa di testa sua. I collegamenti nervosi per pompare sangue, sprizzare seme, secernere bile o sudore a mio piacimento non sono stati allacciati. Penso il mio alluce, ecco che lo muovo. Mi piacerebbe inventare una strada nuova per pensare il mio alluce, aprire valichi, inoltrarmi, disboscare. Dopo due ore, il mio alluce ha un moto di soprassalto; non riesco a capire come mai si agiti.

Ci sarebbe uno sgradevole effetto di ritorno. Le ghiandole sudoripare, il fegato, tutti gli organi interni darebbero ordini al suo cervello, di rimando. Ma davvero desidera farsi pilotare nella vita di ogni giorno dai reni, dal pancreas, dalla tiroide? Ogni pensiero si getta a capofitto nelle radici dei miei nervi e si irradia dal cervello alla punta dei piedi. Nessun pensiero riesce a restare un fantasma che vaga nella mente, falotico e insepolto; ogni pensiero cerca un muscolo da muovere, una ghiandola da strizzare nei suoi artigli.

Ha bisogno di un oggetto, un corpo da possedere. Lo trova sempre! I miei gioviali nervi di Zeus fulminano i muscoli, gli organi, tutte le membra del mio corpo. Lo intorpidiscono. Lo abbattono con una scarica terapeutica per calmare gli accessi di follia del movimento. Lo torturano. Lo svegliano dal coma. Piedi I miei piedi sono due ferri da stiro. Mi guardano diffidenti, dal basso in alto, con quei dieci occhietti ciechi. Fanno comunella, due contro uno, mi mettono in minoranza.

Mi trattano come un estraneo.

Con i miei piedi io posso: dare calci, battere il ritmo, accarezzare, spegnere le sigarette, tallonare, applaudire, disegnare. Con i miei piedi non posso: consultare il vocabolario, fare aeroplanini di carta, preparare gli spaghetti al pesto, suonare le nacchere, strizzarmi i foruncoli sulla schiena.

Il mio antenato Athanasius Scarporius aveva lunghissime falangi pedestri, con le quali scartabellava il catalogo della sua biblioteca. Il mio bisnonno Thelonius Scarps, emigrato a New Orleans nel , era un fenomeno ad accompagnare le orchestrine di jazz con un potente schiocco di dita dei piedi. Crescono sempre di meno. Le dita dei miei piedi sono nichilisti che fanno del sarcasmo sulle dita delle mani. Le dita dei miei piedi sono sudamericani che guardano con invidia e irrisione i loro maneschi parenti statunitensi.

Le dita dei miei piedi hanno perso la misura, non conoscono il giusto mezzo. Sono troppo grosse o troppo smilze. Secernono unghioni troppo grandi o unghiette troppo piccole. Le mie dita sono oscene. Producono puzza.

Palline di aroma che fanno impazzire di gioia gli esseri spudorati, come le mosche e i bambini. Da quando ho imparato a camminare, i miei piedi hanno preferito il contatto con la terra. I miei piedi indossano la maschera del nostro pianeta.

I miei piedi si mascherano con dei passamontagna puzzolenti. I miei piedi amano rifugiarsi in anfratti maleodoranti, poco illuminati.

Si portano addosso queste cucce di cane ambulanti, questi gusci di chiocciola con i tacchi.

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I miei piedi soffrono il solletico. Sono molto sensibili al contatto con gli altri. Ogni volta che fanno esperienza diretta di qualcuno, si mettono a ridere a crepapelle. Alla fine, ho ceduto. Ho combattuto con le unghie e con i denti contro qualcosa di innaturale, un sentimento profondo, tossico, che mi ha fatta sua, contro la mia Read more Destroy Me by Anya M. Faber est suae quisque fortunae. Un inc Pure Revenge by Anya M. Silver series Lethal Men Series 1 Sibylle e Jay si ritroveranno faccia a faccia con due uomini che incarnano il loro passato e determineranno il loro futuro.

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La mia faccia ha un poco comune senso del pudore. Le ghiandole sudoripare, il fegato, tutti gli organi interni darebbero ordini al suo cervello, di rimando. Sorridere affabilmente, digrignando. Non riescono a prendere sul serio gli esseri umani.

JASON from Jersey City
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